Ho fatto un sogno con la regia di Sorrentino
Apro gli occhi ed è finito. Sento il sudore bagnarmi i capelli e nella mia testa parte un’imprecazione, perché li avevo lavati la sera prima ed erano anche venuti con una piega dignitosa. Per riconnettermi alla realtà ho bisogno di percepire ciò che mi circonda. Allora allungo la mano e trovo il mio fidanzato (meno male, non è scappato durante la notte), tocco il letto, le lenzuola e il comodino, la testata del letto e il guanciale ergonomico che ormai da qualche tempo mi accompagna per evitare la cervicale la mattina.
Guardo l’orario sul telefono: sono le 5:40. Quell’orario balordo per cui non fai in tempo a riaddormentarti e, se ti svegli, è comunque troppo presto. Il telefono è pieno di notifiche, ma, considerato il lavoro che faccio, è un bene. Istintivamente mi viene da aprire Instagram e iniziare a scrollare i profili che ho memorizzato sull’app. Sul mio profilo personale ormai è una trafila di matrimoni, persone incinte, amiche che prendono cani o comprano casa e poi, se l’algoritmo insiste, consigli per pulire le fughe dei pavimenti o per fare weekend romantici in piccoli borghi d’Italia a meno di un’ora da casa mia. Ormai anche l’algoritmo di Instagram ha capito che non ho tempo, ho quasi trent’anni e, di tutti i problemi che ho nella mia vita in questo momento, le fughe del pavimento che diventano scure sono una delle cose che più mi tormentano quando la mattina mi alzo, metto i piedi per terra e la prima cosa che vedo è la diversa tonalità delle fughe per tutta casa.
Passo quindi ai profili che gestisco per lavoro e sono lì tutte le notifiche che avevo visto nell’anteprima del telefono. Istintivamente mi viene da smaltirle tutte, ma poi ripenso al sogno che ho fatto e, considerato che mi ha tolto il sonno, vale la pena recepirne l’insegnamento: fermarmi un attimo e fare una riflessione prima di agire, invece di reagire in automatico.
Claudio (nome di fantasia più che necessario, visto che si tratta di una persona che esiste veramente ed è conosciuta dalla maggior parte della mia rete sociale) nel sogno continuava a ripetermi: “Scegli bene a chi destinare il tuo tempo! Non siamo tutti uguali ed è normale che tu, rispetto a qualcuno, ti senta superiore e che quel qualcuno non meriti tutte le tue forze”. Doveroso precisare subito che non si è trattato di un sogno lineare: è stato più un flusso, una specie di film con la regia di Sorrentino, in cui le riflessioni scivolavano nel delirio e sembrava che il mio ego e il mio io si mettessero a discutere senza arrivare davvero a una conclusione. E soprattutto, quella storia del “scegliere a chi destinare il tempo” non riguardava tanto il lavoro, quanto il modo in cui affronto le situazioni: l’urgenza con cui reagisco, la fretta di dire, fare, rispondere.
Forse a questo punto è bene contestualizzare e raccontare location e svolgimento di questo sogno.
Eravamo io e Claudio su una barca piccola, a remi, al largo di una spiaggia dell’Isola d’Elba; più precisamente credo che si trattasse della spiaggia di Lacona. Bella e selvaggia, ma abbastanza profonda e lunga da ospitare sulla riva il 90% delle persone che popolano la mia vita nell’ultimo periodo e non. In ordine sparso sulla spiaggia c’erano amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, il mio medico di base, il meccanico, l’estetista, insomma, tutti.
Claudio remava a pochi metri dalla battigia e ogni tanto si fermava per mostrarmi e commentare le persone che incontravamo in questa navigata. Non ci sentiva nessuno, perché tutti erano intenti a parlare fra di loro, fare aperitivo, giocare a pallavolo, fare grigliate; insomma, la loro vita andava avanti mentre io e Claudio parlavamo di loro con termini decisamente poco politicamente corretti. O meglio, non per tutti.
Davanti a qualcuno mi ripeteva che ero fortunata ad averli nella mia vita e che dovevo custodire quella conoscenza come il PUK di sblocco della SIM del telefono, e che per quelle persone non dovevo nemmeno pensare di dare tutta me stessa, tempo e risorse. Davanti ad altri mi guardava con faccia schifata e mi diceva: “Ma davvero ti sei confusa con gente che non sa neanche in questo momento dov’è la guerra e perché è scoppiata? Tu sei superiore! Non devi confonderti con quelle persone. Ti usano e basta e non ti possono arricchire moralmente”. Davanti a questa affermazione avrei voluto dirgli che non è perché ho l’abbonamento all’Internazionale e una laurea in Scienze Politiche che io sappia esattamente le dinamiche dei conflitti internazionali, ma, data la situazione, continuavo ad assistere in silenzio a questo traghettamento di flusso di coscienza davanti allo schieramento della mia rete sociale.
Ripensando a questa scena da sveglia, capisco che forse la dose di tisana alla cannabis che sto cercando di usare tutte le sere per dormire ha delle controindicazioni un po’ strane, ma continuo ad elaborare il sogno.
Claudio, che ormai ha una certa età e una stazza non così esile, rema fino al punto della spiaggia in cui c’è la mia famiglia, che non è sola. Intorno ai miei genitori e al mio fidanzato ci sono anche tante altre persone che io non conosco. Parlano e si salutano come se non si vedessero da tanto tempo ma soprattutto si guardano intorno come se mi stessero cercando. A questo punto Claudio si ferma, molla i remi e mi viene incontro. Mi prende le mani e, con un tono di voce profondissimo e rassicurante, mi dice: “Se non temi il giudizio, non importa che tu vada da loro adesso. Sei stanca, prenditi tempo. Capiranno”.
A questo punto della rielaborazione e possibile appurare facilmente che la tisana forse non è così priva di sostanze allucinogene e che la bottiglia di vino che ho aperto prima di farmela non è stata una grande scelta.
Ci stiamo avvicinando al punto più selvaggio del golfo, dove la sabbia incontra la scogliera, quando dalla spiaggia si leva una mano: è quella del mio titolare, il più anziano dell’azienda, che mi urla: “Che ci fai su quella barca? Vieni qua!”. Allora guardo Claudio e gli dico: “Bah, io andrei”. Lui mi risponde che va bene, anche perché deve andare a pescare e gli ho già fatto perdere troppo tempo.
Io a questo punto gli dico che è stato veramente bello riflettere sulla mia vita con lui e gli chiedo se potrà esserci una seconda volta questa occasione. Lui, con i suoi occhi azzurri penetranti, mi fissa scoppiando in una risata fragorosa, ripetendo più volte: “Un’altra volta?” e aggiungendo alla fine: “Non penso cara! Io sono superiore a te e non ho tutta questa voglia di dedicarti il mio tempo. Ne riparliamo quando avrai la mia cultura, la mia esperienza e una conoscenza tale da reggere conversazioni come questa. Nel frattempo, mi raccomando, non ti disunire”. Ed è qua che capisco l’influenza sorrentiniana in questo sogno.
Quindi mi scarica sulla riva e si allontana. Sono completamente bagnata dall’acqua del mare, ma saluto tutti con la stessa disinvoltura di quando arrivi tardi a una festa dove tutti ormai si sono amalgamati. Mi avvicino ai miei colleghi, ai miei amici più stretti, alla mia famiglia. La mia migliore amica, che non a caso vive all’Isola d’Elba, mi dice: “Ma che ci facevi su quella barca da sola?”.
Rispondo di getto: “Pensavo!”. Ecco è a questo punto che mi sveglio.
Bene adesso, vado a rilavarmi i capelli e forse trovare un'altra tisana per dormire la notte.


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